Cinguettii

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l'altra faccia della modernità

Auguri Anno della Scimmia

Auguri Anno della Scimmia
Auguri Anno della Scimmia

Del vedere il mondo

"C'è un'enorme differenza tra il vedere una cosa senza la matita in mano ed il vederla disegnandola"
Paul Valery



Qui troverete tanta Cina, disegno, letteratura di viaggio..se volete suggerirmi spunti, link, luoghi siete i benvenuti..


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domenica 3 maggio 2015

Tornare

Una corsa a Pechino, breve ed incerta fino all'ultimo per inaspettati problemi relazionali che mi hanno proiettata nella malvagità, pura ed assoluta. Mi ha investita, come un'auto sulle strisce pedonali; senza una ragione,  forse solo un profilo psicologico disturbato....dunque che fare? partire o non partire?
Alla fine ci sono andata. e per fortuna, come sempre la Cina m'ha ricaricata.

Anche questa volta non sono riuscita a visitare le Grotte Buddiste a Dunhuang, nella regione del Gansu.Era stata la ragione prima del mio partire. Un luogo di grande importanza sulla Via della Seta...vorrà dire che ho il pretesto certo per tornarci.
In sostituzione sono andata a Pingyao nella regione Shanxi. All'andata bullet train dalla stazione di Pechino Ovest, solo 4 ore per percorrere circa 700 km. Il ritorno invece con treno cuccetta di seconda classe, quello chiamato "sdraiato duro". Partenza alle 20.30 dalla vecchia stazione di Pingyao con arrivo a Pechino (vecchia stazione) alle 6..poi con lo shuttle bus di corsa in aeroporto per l'accogliere l'amica in arrivo dall'Italia.
Pingyao è incantevole e rappresenta il vero"immaginario" della Cina tradizionale. Vicino ed assolutamente da visitare, la Residenza della famiglia Wang (wangjiadian) un grande complesso addossato sulle colline.Ancora, non troppo lontano c'è il Villaggio di Zhangbi (Zhangbi gucheng) con i suoi cunicoli sotterranei. Un luogo assolutamente non restaurato, diroccato ed anzi per me di grande fascino.
Alcuni incontri interessanti ed inaspettati hanno movimentato la permanenza

Un amico mi ha dedicato questa sua bellissima poesia.. abbiamo la fortuna di essere circondati da cose e persone bellissime. grazie

Un porto da cui salpare
dove c'è gente
che sa guardare il mare
vedere un punto lontano
anche quando non c'è

Un porto che nessuna carta
- nautica oleata da parati -
dovrà mai segnare
un porto che non vuol farsi ricordare
per non sporcare
quella tua infinita
voglia di volare

Un porto dove torni semmai
quando hai voglia di sapere
che da qualche parte
c'è ancora gente
che sa aspettare.

(di Marco Tarozzi)


Pingyao (Shanxi)..dove ho dormito


Pingyao la strada meridionale

Wangjia dian la residenza della famiglia Wang

Non sembra ma è Pechino, la Città Proibita

sempre il canale nord della città proibita

Shanxi, Pingyao le case dette yaodong

il sorriso di Sir Bis!

Shanxi, Pingyao ancora le yaodong

Il paesaggio dello Shanxi (regione dello..)

Pingayo, il villaggio di Zhangbi a 60 km dalla città, magnificamente intatto

venerdì 14 settembre 2012

Chi l'ha visto?..a Pechino

Viviamo una strana atmosfera in questi giorni. Il bacino del Mediterraneo si è infiammato della protesta islamica e tutti i ns sguardi sono concentrati qui, vicino a "casa".
Eppure anche l'altro lato del mondo non è affatto tranquillo attraversato da segnali di guerra. anche  se la ns stampa sembra davvero non accorgersene. Accade infatti che nel Mar Giallo, Giappone e Cina si fronteggino per il controllo di un mucchietto di rocce, uno sciame di scogli a sud del Giappone, lì' in mezzo al mare. A noi cosa interessa, si sarà domandata la ns stampa forse.

Quello che interressa in realtà non sta in superficie o sulle spiagge. Ecco sotto questi scogli pare ci siano significativi giacimenti di gas. L'arcipelago Diaoyu col nome cinese, Senkaku col nome giapponese, è diventato così l'oggetto di una disputa serratissima alla quale personalmente guardo con apprensione. L'appartenenza di quei territori sarebbe in discussione da tempo ( io non so nulla della storia di queste isolette). Un giorno però i Giapponesi hanno consentito a loro attivisti di sbarcarvi, in barba alle proteste cinesi, tanto che la situazione si è rapidamente deteriorata.

Opera esposta al Museo di Belle Arti di Pechino per la 12° Mostra Nazionale di Arte Militare Luglio 2012

Opera esposta al Museo di Belle Arti di Pechino per la 12° Mostra Nazionale di Arte Militare Luglio 2012

Opera esposta al Museo di Belle Arti di Pechino per la 12° Mostra Nazionale di Arte Militare Luglio 2012
Personalmente non sono così certa che il Giappone mollerà, affamato come è ora di energia. Mi pare che questo strano atto da parte loro sia la conseguenza del recente disastro nucleare e della decisione di abbandonare quella scelta energetica. Dunque anche i Giapponesi sono ora scesi in pista per il controllo delle risorse convenzionali/fossili

Nel frattempo la situazione interna in Cina è affatto delicata. A breve si aprirà il 18° Congresso che delineerà il corpo direttivo che guiderà il prossimo decennio. A questo punto però Xi Jinping, cioè proprio colui che pareva il designato a succedere a Hu Jintao, da circa 15 giorni non appare in pubblico e diserta gli incontri ufficiali. Eppure solo qualche mese fa era stato particolarmente presenzialista. Insomma doveva scomparire proprio in questa fase così delicata? Sembra una cosa normale? a me no.

A questo aggiungiamo le recentissime vicende del caso Bo Xilai, esautorato dopo gli avvenimenti che hanno pesantemente coinvolto la moglie (Gu Kailai):  l'omicidio del businessman inglese Neil Heywood..ma siamo proprio sicuri che fosse un businessman e non fosse invece coinvolto in altro? E poi nonostante l'omicidio risalga al 2010, il fatto è emerso in superficie solo nel marzo di quest'anno. Se provate ad approfondire l'argomento scoprirete inquietanti risvolti da spy story. E Bo che aveva un brillante avvenire, è semplicemente evaporato dalle pieghe del potere.Fuori 1.

E che dire poi del segretario particolare di Hu Jintao, promosso da poco ad altro incarico. Un assoluto caso di scuola  di "promoveatur ut amoveatur", lui  (Ling Jihua) che era stato  il fedele quasi-maggiordomo (tempi duri per i maggiordomi ultimamente, pare)  di Hu...Poteva forse essere tollerata questa potente vicinanza dopo che il figlio di costui è deceduto a bordo della sua Ferrari, schiantatasi ai 200 km orari sul quarto anello di Pechino? (mah..come ha fatto dico io, visto il traffico a passo d'uomo a tutte le ore ). Il ragazzo parrebbe avere perso il controllo, forse distratto da gentili signorine in abiti più che succinti, che si trovavano a bordo della Rossa...così si legge su varie fonti di stampa.

Opera esposta al Museo di Belle Arti di Pechino per la 12° Mostra Nazionale di Arte Militare Luglio 2012
Insomma questo è ciò che accade in terraferma mentre sulle isole convergono vascelli e mezzi di ogni tipo dai due lati del canale. E i Cinesi fanno pure una bella esercitazione navale nei paraggi : gli Statunitensi ne avevano fatta una poco più a nord. Dunque, quasi un male oscuro serpeggia all'interno del establishment politico di questa nazione in prepotente crescita. Per parte mia a luglio ho colto segnali "disturbanti" di crescente nazionalismo e militarismo.
Naturalmente sono solo impressioni personali.

Ecco tutte queste notizie non contribuiscono certo a darmi tranquillità. Forse fino a che non verrà scelta la nuova linea politica non accadrà nulla di serio,solo esercitazioni e tanti muscoli in mostra. Ma dopo?
Chi è curioso e vuole saperne qualche cosa, può seguire su CCTV9 che trasmette in inglese, in chiaro.Ovviamente è il punto di vista cinese.Un TG accattivante di chiara imitazione CNN, con tanto di clone cinese di Larry King! Comunque meglio di nulla...

La stampa domestica infatti riflette solo sul campionato di calcio..ancora "panem et circenses"..che tristezza. Rimarremo sempre  invischiati nel peggior provincialismo, quello che non sa e non aiuta a vedere oltre, quello che non ha lungimiranza, quello che seda la curiosità. Non sapremo mai nulla dei movimenti del mondo...

Occorre che davvero  in Italia avvenga una Rivoluzione dell'Informazione. Viviamo in anestesia, sedati di calcio, veline e polemiche. Attorno a noi il mondo gira ma noi non ce ne accorgiamo.

giovedì 13 settembre 2012

MATITE IN VIAGGIO A MESTRE DAL 5 OTTOBRE 2012

Infine ci siamo, anche quest'anno si farà la Rassegna Matite in Viaggio, sarà sempre a Mestre al Centro Candiani dal 5 al 21 ottobre.
Anche io sarò della partita assieme ad una nutrita schiera di "carnettisti", come mi piace chiamarli.
L'anno scorso la rassegna è partita in sordina ma ha avuto un significativo successo, tanto che il Comune ha chiesto di prolungare l'apertura. Il comitato quest'anno non si è certo risparmiato e così il numero dei partecipanti è lievitato.
Il link
www.matiteinviaggio.it


Ecco il manifesto



..e naturalmente non poteva mancare il momento conviviale!!

eccoli i carnettisti...

RIO TERA' DE LA TARANTE  I musici...è il secondo anno che li vedo ma mi incantano sempre. La filastrocca siculo-veneziana "la notte che piovvero limoni" è commovente!!

martedì 26 giugno 2012

NEL REGNO DI MR WANG

 un breve racconto....

Mi accadde, un tempo, di visitare il Regno di Mr Wang. Lui era un ometto assai basso di statura, che la natura non aveva certo favorito dal momento che era pure storpio: il destino lo aveva costretto a guardare il mondo e le persone sempre dal basso. Avanzava poggiandosi su sgangherate stampelle in legno, trascinando la gamba più corta da cui penzolava un piede deforme incapace di toccare terra. Nemmeno le fattezze del viso erano gradevoli, contornate da capelli ispidi, ovviamente neri, poco curati e privi di un taglio, che scendevano sul collo della camicia, visibilmente sporco così come lo erano i polsi. Piroettando di 180° su una stampella ti invitava a seguirlo dentro una stanza polverosa alle cui pareti erano accatastati mucchi di tappeti: due assistenti sfilavano quelli da guardare, aprendoli in una nuvola di polvere. E fu quando la nuvola svanì che vidi emergere un mondo di blu, di gialli, di rossi, di ocra, mappe fantastiche sulle quali disegni geometrici, melograni, peonie, animali mitici e artigli dragoneschi attizzavano la mia immaginazione: il blu dei mongoli rifletteva i loro cieli. Il giallo brillante rimandava a corti imperiali. Ogni disegno, ogni colore o tipo di lana o numero di nodi aveva una storia da raccontare. Cominciai a trascorrere i pomeriggi da Mr Wang, seduta su un tappeto, a gambe incrociate, così che i nostri occhi erano alla stessa altezza. Quando arrivò il tempo di partire, volle farmi un dono. Era un piccolo tappeto dallo sfondo color ocra nel quale un dragone blu si affiancava ad una fenice. Le sue storie mi avevano insegnato i percorsi del suo cuore. Col dragone e la fenice mi augurava tanta armonia


 (riproduzione riservata)

 

sabato 12 maggio 2012

FUORI DAL CAPITALE, FUORI DAL POTERE, FUORI DALLA POLITICA..DOVE ALLORA..?

TRANSEUROPA FESTIVAL - SPAZI ALTERNATIVI PER L'ARTE, TRA EUROPA E CINA
http://transeuropafestival.eu/


Un atelier teatrale che si apre agli altri, alla moltiplicazione dell’individuo” esordisce così con un bel sorriso aperto e curioso la direttrice dello spazio teatrale dove si è svolto ieri un incontro molto interessante. “Spazi alternativi per l’arte tra Europa e Cina”: il tema è stimolante, la modalità altrettanto. La location è un suggestivo spazio teatrale dai fondali neri, ruvidi cordami, quasi gomene, fissano alle pareti le quinte, proiettori incombono sulla scena, due file di sedie si fronteggiano. Da un lato la parte cinese con l’organizzazione italiana, dall’altro il pubblico, noi. Fra i due, sul pavimento nero, risaltano i “cuscini rossi dell’avvicinamento”.


Rappresenta lo spazio del dialogo, della riflessione su come muoversi, in ambito rigorosamente urbano, con modalità indipendenti, diverse dalle politiche abituali. Lo spazio dell’alternativa e della sperimentazione sociale. Che ci faccio io qui in questo luogo tanto alternativo, mi son chiesta. Che ho io da spartire, io così inquadrata, con tanta innovazione? Nulla, a dire la verità! Mi ci han trascinata lì la curiosità per la commistione tra Europa, il mio agar culturale, e la Cina, oltre alla parola arte. Con mio grande stupore ho trovato questa discussione ed il confronto molto interessanti, ho toccato con mano un laboratorio di sperimentazione su come concepire la relazione e la dinamica sociale. Questo festival ha in agenda altre “novità” (almeno per me) come quella dei cosiddetti “beni comuni”. Alla base c’è l’idea di riflettere su modi per superare lo spossessamento dell’individuo e della socialità, effetto della dominante ideologia del consumo. Quanto sono intriganti questi ragazzi, mi sono detta, anche se ho provato l’imbarazzo nascosto di rappresentare un elefante.
Il tema trattato è quello dello spazio in Cina: spazio pubblico, spazio alternativo.

Gli interpreti cinesi, assolutamente alternativi, sono la signora You Mi, i sig.ri Mao Yongfang, Zhou Xiaohu, Ni Kun. Le zone di provenienza sono Pechino, Shanghai, Chongqing, la regione del Zhejiang.


Con l’aiuto della brava e paziente interprete Ornella, i protagonisti ci hanno fatto entrare nei loro spazi di sperimentazione. Si parte con Chongqing la megalopoli del Sichuan da 30 mln di abitanti, salita di recente alle cronache per le vicende dell’esautoramento di Bo Xilai e della moglie. Ni Kun dice che la città è un deserto culturale. Una parola forte ma bisogna conoscerla questa realtà cinese, in corsa senza ritegno dal socialismo-di-mercato al consumismo sfrenato.
http://sites.google.com/site/saesinoeurope/umbrella

http://www.artribune.com/tag/ni-kun/
A Chongqing questi ragazzi si sono costituiti nel collettivo Organ House ed hanno messo in piedi un Festival che ha il suo centro nella discussione, nel dialogo fatto di interviste alle persone comuni. Il dato comune di questi cinesi è l’identificazione dell’Arte con il dialogo, l’Arte ha un marcato carattere di socialità. Dialogare, scambiarsi idee, percepire le sensazioni altrui, sperimentare l’emozione del pensiero che esce dai confini dell’individuo e diventa relazione, cogliere quelle parole che tratteggiano l’impatto della trasformazione sulle vite umane: questo è Arte.


A Pechino un’esperienza analoga viene portata avanti da Ma Yongfang e dal suo collettivo Forget Art. Già il nome è un programma.
http://www.forgetart.org/

Racconta Ma che a Pechino gli spazi artistici sono troppi e Forget Art vuole focalizzarsi su spazi particolari. L’arte si trasforma in incontri di dialogo nei parchi, templi, fabbriche. Il collettivo conduce interviste ad esempio con il personale della fabbrica francese Bernard Controls, appena fuori la capitale, dove hanno condotto un laboratorio. Il collettivo interagisce con gli operai, con il management, con gli impiegati. Ci mostra alcune foto: ecco un’operaia che “pensa ad un raggio di sole fermatosi un attimo sulla propria pelle”. Questo frammento di pensiero si trasforma in una sorta di slogan, scandito all’interno dello stabilimento in grandi caratteri. In questo agire personalmente, avverto una linea di prosecuzione con l’uso dello slogan politico sul luogo di lavoro degli anni ‘60. Qui però lo slogan è sostituito dall’emozione che, nel momento in cui emerge, cozza con le logiche produttive. Per qualcuno della fabbrica “l'azione è prodotto” forse anche “il pensiero è prodotto”: questi caratteri campeggiano allora in un reparto. Anche un manager è intervistato e subito condensato nel suo “relationship is efficiency” mentre un’impiegata sorride sotto le parole “la comunicazione è un fiume”. Agli operai si è domandato anche di commentare le parole: “lealtà, esperienza, innovazione, relazione, dedizione”. L’operazione mi pare vicina ai processi usati nelle attività di team building aziendale. L’esperimento di Ma prosegue con giochi linguistici per cui “ invest in confidence” si trasforma “invest in contraddiction”. Nella fabbrica che produce strumenti di misura energetica, il gioco storpia la logica di “energy under control” nella provocazione di “sensibility under control”. Gli operai sorridono divertiti a questo esperimento.
http://www.forgetart.org/?p=218
intervista a Ma Yongfeng

Mi sono chiesta cosa direi io se potessi partecipare ad un laboratorio e venissi intervistata. Credo che vorrei sopratutto uno spazio non urbano.Il primo spossessamento è quello dalla terra, dalla naturalità. E' un pezzo di mondo, è la prima relazione annullata dagli attuali processi produttivi. Non c'è più contatto col territorio.Territorio adesso significa solo sviluppo immobiliare, anche per la politica. I ns nonni che erano agricoltori  vivevano in simbiosi  curando e tutelando il territorio e da qui nasceva socialità. Questo dialogo vorrei recuperare. Poi vorrei recuperare la memoria. In particolare in Cina dove gli anziani sono una memoria storica in via di estinzione. Sono stati fagocitati dalla traformazione, bastonati dalla "privatizzazione", perchè i vecchi non interessano nessuno. Vorrei creare un network per recuperare le loro storie e perchè no anche le nostre in Europa.

Quello che hanno illustrato i ragazzi cinesi a me pare una sperimentazione con “caratteristiche cinesi”, in primis per il grande rilievo della socialità, della relazione, dell’uso della parola, un sorta di “neo-confucianesimo high-tech”. Una signora del pubblico pone una domanda molto sensata circa l’esistenza o meno di un rapporto causa-effetto che leghi le caratteristiche della scrittura cinese alle modalità dell’arte cinese. Ornella, l’interprete, sorride quando risponde che il tema è centrale all’arte cinese. Poi forse avremmo gustato meglio l’incontro se qualcuno avesse infierito meno nel porre domande intraducibili in cinese, talmente cervellotiche che nemmeno io ho capito che cosa si volesse chiedere.

I ragazzi cinesi raccontano che non sono interessati alla politica tradizionale, non vogliono contrastarla. Vorrebbero che l’arte servisse a fare vivere meglio le persone. Lo scenario nella visione futura di Ma Yongfang è quello di una via alternativa, fuori del capitale, fuori del potere, fuori della politica. Per lui le società si svilupperanno in gruppi sociali, ovvero conglomerati di persone con interessi comuni (e non si può non pensare facebook) indipendentemente dalle forme statuali, dalle ideologie come comunismo, socialismo o capitalismo ..parole che per la gente non hanno più senso.

Per tutti questi ragazzi l’auspicio è per un futuro caratterizzato da reti di resistenza per sfuggire l’isolamento e la privatizzazione dell’essere. Qualche tempo fa la leader di un gruppo di poetesse aveva coniato la formula "resistenza creativa". Queste parole pronunciate da uno spettatore mi hanno ancora una volta profondamente colpita, facendomi riflettere su una realtà assai evidente. Dall’altra il mio mondo lavorativo e professionale sono esattamente l’antitesi di questa promessa di futuro…ma il futuro lo facciamo noi.

domenica 5 febbraio 2012

CONCERTO del China Traditional Orchestra of Inner Mongolia

Ha suonato qualche sera addietro un’intera orchestra composta di strumenti per noi strani. Uno spettacolo inusuale esibito in un tempio della musica classica italiana. Tanto tempo è trascorso e molti progressi sono stati fatti dai tempi lontani di quel balletto a cui assistetti a Pechino nell’estate del 1981, un classico: lo schiaccianoci. La ricordo ancora come un’esibizione pessima, fatta di costumi sgargianti, di un corpo di ballerini fuori tempo e pasticcioni fin’anche di una scivolata e caduta a terra del ballerino proprio mentre tentava di sollevare la ballerina. Insomma un disastro!

L’altra sera invece avevo di fronte un’orchestra conscia di trasmettere un messaggio di cultura, non una brutta copia di occidente. Sul palco si è esibita la China Traditional Orchestra of Inner Mongolia composta di una sessantina di elementi diretta da Mr Lie Zhang diplomato- si legge- al conservatorio di Xian ( regione dello Shaanxi). La Mongolia Interna è una regione settentrionale, che confina con la Mongolia vera e propria, con capoluogo Huhehote, abitata in prevalenza da Mongoli dunque con caratteristiche diverse rispetto agli han ovvero i cinesi. E’ una delle cinque grandi minoranze a cui si deve una delle stelline gialle che vediamo nella bandiera cinese. Ignoro del perché una compagnia tutto sommato di un’area minore della Cina, abbia fruito di questa opportunità, e personalmente non conosco la fama di questa troupe. E’ pur vero che per un certo tempo in Cina la musica mongola è stata molto in auge. Fu in epoca Tang, quando venne costituita l’Accademia Musicale, da cui vennero selezionati i trecento scelti per costituire il prestigioso Giardino dei Peri (Liyuan).

Ci  hanno offerto una serata di musica mongola e cinese dunque. Non sono mancati nè il canto armonico conosciuto a molti grazie alla colonna sonora del film il “cane giallo della Mongolia” né le struggenti armonie rilasciate dal morin khuur il più rappresentativo strumento mongolo. C'è una bella leggenda che descrive la nascita di questo strumento. Si narra che una donna, gelosa dell’affetto che un cavaliere portava per il proprio cavallo, decise di mutilare l’animale. Il cavaliere abbracciò in lacrime il cavallo morto, ne accarezzò tanto dolcemente la criniera che i crini divennero sonori ed il pianto del padrone si trasformò in canto. E la leggenda la dice lunga sull’importanza del cavallo tra i mongoli! L'ultima vera civiltà del cavallo.
Naturalmente suonare questo strumento è una prerogativa degli uomini: nel caso dell’orchestra, affidata all’artista Mr Men De.
http://www.youtube.com/watch?v=cCFhXSEy64k
Boerte music...guardatelo è un video splendido!
Nel video c'è pure il morin khuur che si suona tenuto in mezzo alle gambe. Attenzione però perchè loro sono Mongoli e nulla hanno a che vedere con i Cinesi.


Il primo aspetto a colpirmi, il più curioso, sono stati gli strumenti, quasi tutti sconosciuti se si eccettuano un paio di contrabbassi e di violoncelli. Per il resto una fila di 12 fiati, tra cui il solo riconoscibile era il flauto traverso. I flauti in cinese si chiamano dizi.
Tra i flauti c'erano due sheng, strane cornucopie multi-canne che in origine erano fatte di zucca. E ancora i so-na clarino dall’inconfondibile suono a trombetta.
Una novità rispetto alla nostra orchestra era la presenza di due guzhen sorta di arpa o cetra orizzontale. Si dice che questo strumento sia nato dalla decisione di un vecchio musicista di donare alle due figlie un’eguale porzione del suo unico strumento, generando così due metà l’una a 12 e l’altra a 13 corde. Esiste infatti però ancora la variante a 25 corde. La parola gu sta per antico e zheng sta per “disputa”, ovvero quella che oppose le due sorelle che aspiravano entrambe ad avere lo strumento del padre. Nel film Red Cliff del regista Jhon Woo (La battaglia dei tre Regni in italiano) c’è un pezzo in cui il comandante trascorre la notte incerta prima della battaglia assieme alla compagna ma il protagonista in questo caso è proprio il guzhen. E’ comune trovare cd dedicati ad a solo di guzhen ed in passato il saperlo suonare era ritenuta prerogativa artistica dei gentiluomini confuciani, unitamente alla calligrafia ed alla pittura.
http://www.youtube.com/watch?v=nvGnZye9Fvs
E' il video della colonna sonora di Red Cliff

La cetra intarsiata, chi sa da quale remota origine
ha le cinquanta corde.
Ogni sua corda, ogni suo ponte,
mi rammentano gli anni fioriti.
Chuang Tzu un mattino sognava
di mutarsi in farfalla, del re Wang il cuore estasiato
un cuculo diventava,

nel vasto oceano al lume di luna
le perle sono lacrime di sirene,
Lan Tien nel tepore del sole
le giade nascono tra le nebbie.
Queste rispondenze possono illudere,
destare memorie,
ma insieme anche la mestizia del tempo perduto

[la cetra intarsiata di Li Shangyin ne “le trecento poesie di Tang “ a cura di Martin Benedikter]



Una particolarità: a suo tempo ho studiato che gli strumenti il cui nome è composto da due caratteri, non sono autoctoni cinesi ma sono importati da zone attraversate dalle rotte carovaniere commerciali. Ovvero la via della seta. Non vale per il guzhen o per il guqin (cetra a sette corde) dove gu indica solo “antico”. Sono dunque strumenti autoctoni cinesi.

Sempre parlando dell’orchestra, nella zona che fronteggia la platea si vedevano 11 er-hu ovvero violini a due corde. Nel gruppo dei violini, gli hu-qin, figurano anche lo zhong-hu di media grandezza e lo jing-hu usato soprattutto nell’opera e la cui introduzione si deve al grande attore Mei Lanfang. E’ curioso il fatto che nell’opera cinese classica il violinista avesse un prestigio superiore al direttore, tanto che i più famosi cantanti d’opera avevano violinisti personali.

Dalla parte opposta ai violini si trovavano i da-ruan strumento che fa le veci dei violoncelli. Hanno una buffa cassa tonda che sembra dotata di due occhi e una bocca. La versione con il braccio più corto si chiama yueqin, ovvero chitarra della luna. Lo da-ruan prende il nome dal saggio Ruan Xian che fu uno dei sette grandi “saggi del boschetto di bambù” del periodo delle Sei Dinastie. E’ uno strumento importantissimo nella rappresentazione dell‘Opera.


In solitudine sedendo nella celata selva dei bambù,
al tocco del liuto fischio note sospese.
Nel segreto del bosco non vedo alcuno:
chiara la luna giunge con la sua luce.

[Il romitaggio nel boschetto dei bambù di Wang Wei ne “le trecento poesie di Tang “ a cura di Martin Benedikter]

Davanti a loro si posizionavano i liuti a 4 corde ovvero i famosi pipa. E’ lo strumento che si pronuncia come la parola cinese per "nespola". C’è anche la variante a tre corde che si chiama sanxian (appunto quel che significa).
Ovviamente in questa orchestra non potevano mancare le percussioni, poste in fondo, gong piatti, cimbali, tamburi, ban specie di nacchere. Quest’ultimo strumento è molto importante nell’Opera, perché ha la funzione di cadenzare il canto.

A vederli mi ricordavano quasi strumenti antichi o poco conosciuti come quelli del ns medioevo. Io ahimè non so leggere la musica ma ho studiato che la teoria cinese prevedeva non sette note bensì cinque. Tutto questo fa senso ovviamente nell’ambito dell’importantissima teoria cosmogonica che ha come suo cardine centrale i “cinque elementi” ovvero metallo, fuoco, legno, acqua, terra gli elementi a cui era associata una diversa nota.

Ripropongo un curioso resoconto di Mario Appelius che assistette ad un concerto di musica cinese negli anni '30 . Mi piace il suo modo ridondante di scrivere [da le sette corde di seta cantate in La Crisi di Budda 1935] e lo trovo un pezzo davvero interessante

.."il mio mandarino, ex ammiraglio delle flotte imperiali, possiede una collezione rarissima di antichi strumenti musicali cinesi ed adopera una parte della sua rilevante fortuna a mantenere diversi artisti i quali hanno l’incarico di suonare per lui quando egli senta vaghezza di farsi carezzare l’anima da un’armonia oppure quando, come stasera, raccolga un gruppo di amici, amanti come lui delle belle cose e delle vecchie canzoni.


Ho dinanzi agli occhi gli strumenti musicali della Cina dei Song, dei Ming, dei Tang che erano suonati nei palazzi imperiali e nelle dimore mandarinali prima che i conquistatori manciù imponessero al popolo cinese i loro rozzi strumenti barbarici. Ai muri sono appese viole, chitarre, alcune grandi altre piccole, tutte ovoidali lucide, curiosamente lubriche, fatte apposta si direbbe per allietare raffinate orge di grandi artisti, di grandi letterati di grandi filosofi. La loro forma lasciva fa pensare alle rotondità delle anche femminili. Anche il colore del legno evoca lo splendore di carni ben nutrite. Altri strumenti che corrisponderebbero ai ns violini hanno bizzarre sagome di ordigni di tortura. Costruiti per esprimere il tormento delle anime e lo spasimo d ei corpi, hanno forme di dolore e di sofferenza. Accanto ad un’antichissima arpa occidentale cinese-strumento di rara dolcezza- è allineata una collezione di flauti mongolici e tibetani…Numerosi i gong ed i tamburi, tutti a suono ovattato e profondo..


Entrano i musici in quali benché siano autentici artisti hanno come tutti i cinesi un aspetto qualsiasi. Il direttore d’orchestra dal corpo cascante di un Budda dimagrito d’un sol colpo (forse sgonfiato dagli strumenti a fiato) rimane nascosto dietro un paravento. Tale è l’uso. Nessuna bacchetta pagliaccesca s’agita dinanzi all’uditorio ma la presenza del direttore dietro le quinte e l’apprensione della sua critica dopo l’esecuzione spingono i musici cinesi alla massima diligenza.


Giovani donne in pantaloncini di seta nera circolano fra le poltrone e gli sgabelli, offrono bibite toniche e tiepide, raccolgono la cenere, porgono ventagli, accendono le sigarette e le pipe, vigilano ogni bisogno, intuiscono ogni desiderio. Le loro pantofole non fanno nessun rumore.


Nella profumata e raccolta atmosfera della sala si sciolgono così i ritmi antichissimi. ..Sono melodie flebili e smorzate…brividi..carezze..respiri di risaie. A volte la melodia è terribilmente dolce. Sempre più  i nervi degli ascoltatori sono macerati in una specie di rosolio interno. L’anima s’inzucchera e si candisce. ..Ad un certo punto uno schianto secco od un improvviso stridore di lime ammoniscono l’occidentale che la composizione cinese entra in una zona per lui proibita. Il nostro orecchio plasmato da secoli di armonie nostrane si ribella a quella incomprensibile lacerazione dei timpani, a quello sconcertante insistere in note false e stridule ma ecco l’arpa riprendere il suo dolcissimo fremere ed i flauti tornare a zufolare come fa il vento in mezzo alle foglie e le viole ovoidali e lascive ridare le loro note carezzanti…"

E’ notevole la descrizione che segue del concerto “la conquista di Chu da parte del grande mandarino, marchese Hanxin”. Non la riporto perché è un pezzo troppo lungo. Lascio a voi la curiosità di leggerlo se lo vorrete.

..” nel tornare in palanchino a notte fatta verso la città bassa in mezzo al mistero di cento giardini addormentati sentivo fremere le foglie, sussurrare i fiori, mormorare le acque dei canaletti lilipuzziani..ed avevo l’impressione che quei dolcissimi suoni fossero meno dolci di quelli che le lunghe dita di avorio dei virtuosi avevano estratto poco prima dalle sette corde di seta cantante,lassù, nella casa straordinaria dell’ammiraglio-filosofo.”

Personalmente in passato avevo assistito solo a pochi concerti di musica cinese e fra questi il classico degli anni ’60 ovvero il Concerto per Piano e Orchestra “La Cantata del Fiume Giallo” opera composta da Xian Xinghai nel 1939 mentre si trovava in una delle grotte di Yenan, il soviet comunista. La musica è stata successivamente modificata fino alla versione più nota di Yin Chengzong (preludio, la canzone del barcaiolo del fiume giallo; ode al fiume giallo; la rabbia del fiume giallo; difendere il fiume giallo). Credo che l’ascoltarla sia una bella occasione per rimanere stupiti.
http://www.youtube.com/watch?v=zJBU9TyRA80

domenica 18 settembre 2011

FESTIVAL DELLA FILOSOFIA - IL COSMO CINESE ANTICO di Roel Sterckx

Ecco un abstract degli appunti della lezione del professore del 16 settembre 2011

Nel XVII sec. Leibniz è uno dei primi ad interessarsi alla Cina, Cina che aveva conosciuto attraverso le letture delle lettere che i missionari gesuiti avevano scritto dalla Cina. Nel testo che elaborò vedeva Confucio come una soluzione ai suoi problemi con Dio. Leibniz credeva in una società non governata da un occhio punitivo trascendentale ma da un umanesimo che fosse privo di un Dio trascendete. Il pensiero cinese non spiegava il mondo con la categoria del trascendente dell’occidente.


I filosofi cinesi apparivano più concentrati sul “qui ed ora” piuttosto che sull’aldilà. Il confucianesimo appariva pertanto più razionale e più rivolto alla società rispetto alle questioni metafisiche dell’epoca. Forse Leibniz idealizza troppo. Il concetto di un cielo privo di carattere di supernaturalità era esagerato.

Questo comunque rappresenta l’inizio del momento della storia in cui il pensiero cinese ha fornito un’alternativa ideale al pensiero occidentale. Il processo in cui il pensiero cinese è un valore chiave è un processo che continua anche ora. L’immagine che abbiamo della natura in Cina è quella rappresentata dai paesaggi cinesi classici, con montagne, picchi ed un eremita in contemplazione. E’ la Cina del poeta, dei giardini cinesi, della medicina alternativa una Cina in perfetto equilibrio.

In realtà i Cinesi come concepivano il cosmo?

Lalezione fornisce le nozioni basilari di come i cinesi concepivano il cosmo, cioè un continuum che enfatizza l’unità degli esseri nel proprio ambiente.
Una tale visione della natura non è infatti riflessa nel mondo pratico in cui gli esseri umani interagiscono con la natura. Nessuna civiltà stabilisce dei rapporti sulla base della cosmologia: va permesso un grado di diversità.

La Cina antica cui si riferisce è quella della Cina che va dal periodo dei Regni Combattenti (contemporanea di Aristotele e Alessandro Magno) alla prima dinastia Han nel 221 d.c.. E’ il periodo in cui la Cina da stati feudali si unifica in un impero, prendendo la forma che ha mantenuto in seguito. E’ il periodo in cui si manifestano i più importanti sviluppi sociali, statuali, nascono le scuole filosofiche, la letteratura, la storiografia e la contabilità.

La questione posta dalla filosofia è se ci sia il Concetto di Natura in Cina.

Zi ran

L'assenza di definizioni è una delle caratteristiche del pensiero cinese classico. Il temine che identifica la natura è “zi ran” che in realtà letteralmente significa “di se stesso”, quindi un termine che implica la spontaneità e che non ha nulla a che fare con lo stato fisico. E’ lo stato più essenziale dell’essere. E’ un concetto fortemente diverso dal termine “Fusis” della filosofia greca: zi ran indica una modalità d’essere ed include elementi assegnati alla società umana ed alla cultura. I filosofi cinesi non sono mai stati “turbati” dalla questione di “cosa sia una determinata cosa” ma piuttosto da “come funzione una cosa”.

Uno dei principali termini per spiegare tutto ciò è il termine “dao”.


E’ un vocabolo molto importante ma difficile da definire univocamente. Il carattere che lo identifica è composto da due parti l’una che significa condurre e l’altra testa. Il termine in origine era usato per significare “condurre il fiume in modo tale che non esondi”. La spiegazione più semplice è tuttavia diventata quella di “cammino, strada,via, arte” e può fare riferimento a vari insegnamenti ma il primario significato è quello di “via o cammino”. Anche se il concetto è articolato, ciò che comunque emerge è che opera sulla base di un percorso specifico. E’ comunque un principio che governa il consesso umano, un processo spontaneo che regola il cammino dell’universo. Il senso della vita? Il cinese direbbe che non esiste. Dao rappresenta piuttosto il seguire il proprio cammino per portarlo avanti in maniera soddisfacente. I Confuciani che sottolineano e sono concentrati sulla morale, parlano di Dao nella vita dell’umanità. Per i Taoisti invece, Dao è il ritmo naturale dell’universo. Per spiegare il termine spesso ci si rifà all’acqua ed al suo fluire. In occidente la prima domanda sarebbe stata “cosa è l’acqua e il Dao da cosa è composto da dove viene?”. La cosmologia cinese invece si muove in modo totalmente diverso. I Cinesi non hanno un mito fondante della creazione, del creatore ovvio, non hanno riferimenti al un big bang, ad un inizio in cui il mondo è stato creato dal nulla da un Dio sovrannaturale. L’universo cinese è un universo organico, un cosmo energetico di forze naturali di cui gli uomini sono parte integrante assieme alla natura. I tradizionali cardini del pensiero giudaico-cristiano di “spirito e materia” “oggetto ed attributi” non sono presenti nel pensiero cinese dove tutto è comportamento, modalità.

Per il pensiero cinese la materia elementare è il “qi"
Qi è formato da due parti l’una che indica l’aria e l’altra il riso: ovvero il qi nel pittogramma originario è "il vapore che sale durante il processo di cottura”. E’ dunque traducibile come “l’alito di vita", una natura primaria che si manifesta in varie forme e consistenza, pesante o leggero. Il qi ha vari gradi, può espandersi o rapprendersi, concentrasi o diluirsi, può essere torbido e raffinato. Gli uomini rappresenterebbero la fase intermedia tra questi opposti stadi. Il corpo è qi più grossolano mentre il cuore e la ragione sono più raffinati. Roel suggerisce ai suoi studenti di non tradurre tale termine.

Secondo un filosofo cinese del II sec. d.c., il qi grezzo formerebbe gli animali, quello raffinato gli uomini. Di base comunque il qi forma tutto l’universo dosato in densità e gradi differenti.

Alla base del meccanismo che regola il cosmo è il concetto di cambiamento, tutto è in costante cambiamento, dal corpo alle stagioni. Sulla base di questo andamento gli intellettuali cinesi riuscivano a spiegare il cambiamento: tutte le specie mutavano attraverso processi di metamorfosi. Nelle società agricole essere in grado di spiegare i cambiamenti è molto importante ed ecco perché il calendario in Cina era inteso come una proprietà dell’imperatore. Chi era in grado di scrivere un calendario era molto importante perché gestiva il tempo degli altri (ed ecco perché durante il periodo maoista tutti gli almanacchi erano stati vietati). Per questa ragione tutte le civiltà più importanti hanno avuto il calendario.

Se il cosmo è costituito dal qi e governato dal cambiamento, come si manifesta tale cambiamento?

Roel introduce il concetto di Yin e Yang elaborati ancora nel IV sec d.c.. Il simbolo che li rappresenta è un universo diviso in due piani: Nord e Sud. A sinistra è lo yang a destra è lo yin. Yin e Yang sono facili a capirsi se si definiscono come caratteri complementari: quando le parti si allontanano dalla coesistenza armoniosa, ecco che nella natura si manifestano i disastri (secondo il pensiero cinese). C’è si un dualismo ma non è netto, sono due strumenti analitici che permettono di descrivere la ns esistenza sulla base di questi due aspetti: nulla è totalmente yin, come nulla è totalmente yang.

Ecco dunque che per il pensiero cinese il cosmo è una rete correlata, in cui tutto è legato a tutto e dove ogni elemento per sopravvivere necessita di tale correlazione.

Già con la prima dinastia, la Han, le persone vedevano il mondo come corrispondenza spaziale e temporale, è il periodo del cosiddetto confucianesimo Han che è stato la base ed usato fino al XIX sec. Ed ha elaborato lo Wuxing ovvero le 5 fasi. Secondo tale pensiero oltre all’interagire di yin e yang, tutto è interpretabile sulla base delle 5 fasi/forme o WuXing. Tutte le fasi hanno un ciclo e tutte le forse hanno una influenza reciproca: le 5 stagioni, i 5 elementi, i 5 colori etc

Gli umani non sono posti su una scala evolutiva come nel pensiero di Aristotele o Darwin, il pensiero cinese non vede un progresso evolutivo ma analizza gli umani sulla base delle loro proprietà in relazione agli altri. Ecco perché coloro che erano non-Han, ovvero barbari erano identificati come animali che vivendo attorno al “centro” (i cinesi) ma senza relazioni con esso.

L’imperatore incarnava colui cui spettava la responsabilità di mantenere questo equilibrio. E come poteva tenere assieme tali relazioni?L’imperatore disponeva di funzionari che scrutavano il cielo ed interpretavano o anticipano eventi del mondo naturale che aiutavano a comprendere gli eventi ed accadimenti del mondo politico. Anche oggi l’unità di cielo e uomo diventa l’ideologia che vuole promuovere lo sviluppo sostenibile. Questo tipo di pensiero cosmologico punta sull’armonia e sulla separazione tra soggetto ed oggetto. Tale idea esclude la presenza di individui che spicchino sugli altri favorendo un continuum che serve a creare la “rete”.


Andernos les Bains, Francia, il porto...non c'entra assolutamente nulla con l'argomento!

mercoledì 7 settembre 2011

I VIAGGI DELLA (MARCO) POLO…VOLKSWAGEN - L'ENERGIA SACRA (ultima parte)

A seguire  i miei appunti della lezione del professore. Eventuali errori sono imputabili solo a me stessa.

La seconda parte della lezione affronta il tema della straordinarietà dell’atto creativo



Nell’ottobre dello scorso anno sulla stampa italiana si dibattè di cultura in particolare della relazione tra “cultura alta e cultura bassa” .Nel numero del Corriere di giovedì 14 ottobre 2010 il francese Marc Fumaroli ha rivolto un appello all’Italia affinché svolga il ruolo di dar vita ad un nuovo Rinascimento culturale, l’Italia perchè sola possiede quella ricchezza culturale che può evitare l’appiattimento e l’imbarbarimento. Il 15 ottobre gli rispose Eco invitando ad un ritorno dell’insegnamento alto abbandonato a causa della malsana ed astratta idea della facilitazione che in realtà non facilita. L’arte mercificata e dominata dai signori della comunicazione. Il tema posto era dunque quello di arte, artisti e creatività. Chi è l’artista ? come lo si definisce dove si colloca?

Calza introduce il pensiero dell’esteta cinese Xie He che nel 530 d.c fissò in un canone i 6 criteri che definiscono il pittore. Il canone divenne una pietra miliare utilizzata da pittori e teorici anche nei secoli successivi. Secondo Xie He i pittori del primo livello sono coloro in grado di trasmettere il “qi”. Varie correnti sostennero tuttavia che superiori a questa prima categoria sarebbero gli artisti liberi da canoni di convivenza sia sociale sia estetici. Questo concetto può essere traslato nella nostra lingua in “eccentrici”.

Calza si domanda perché normalità, ripetitività, conformismo dovrebbero stare al centro? E perché coloro, opposti, debbono stare fuori del centro? Una teoria pone accanto al percorso della creatività il “disordine bipolare”: gli studi di Janssen K. su creatività e patologia hanno esaminato la correlazione tra questi due elementi. In Italia tali studi sono condotti da Stefano Carracioli dell’Università di Ferrara. La creatività richiede a chi la vuole perseguire la stranietà alla normalità e la rinuncia alla vita comune.. In “Crimini letterari” del 1912 si afferma inoltre che il vero talento non fonda scuole, che in quanto tali producono uniformità di maniera e risultati mediocri. Rosenfield (?) non usa il termine eccentrico ma preferisce attribuire all’artista il significato di “straordinario”. E in ambito asiatico chi è colui che definiamo straordinario? Nel pensiero cinese il termine è assimilabile al concetto di “jiren” (in giapponese kijin) valore spiegato dal pensatore cinese Zhuangzi nel sesto capitolo. Zhuangzi sostiene che i jiren, sono “esenti dal dover seguire la norma, perché sono jiren e dunque trascendenti.. sono persone normali per il cielo mentre sono straordinarie per la terra.”
Hokusai

In questo filone interpretativo si può valutare la testimonianza di Van Gogh quando nel 1885 in una lettera al fratello Theo scriveva “ la pittura è fede ed impone il dovere di non tenere in considerazione l’opinione pubblica”. Ecco dunque che i parametri dell’arte, così come sono stati definiti in questi esempi, non pertengono solo all’arte ma anche all’etica ed al divino alla stessa maniera di quanto hanno fatto i monaci-artisti zen.

In un’altra lettera a Theo, Van Gogh diceva:”.. a studiare l’arte giapponese si scopre nell’artista un uomo molto saggio ed intelligente che passa il tempo a studiare un solo filo d’erba ma questo studio lo porta poi agli alberi, ai paesaggi ed infine alla figura umana. E la vita è troppo breve per compiere tutto”. Van Gogh da dove coglie la riflessione sul filo d’erba degli artisti giapponesi?

Le sue parole riecheggiano quelle di Goncourt quando definì il percorso creativo del pittore giapponese Hokusai (1760-1849), il più famoso artista “asiatico” in Occidente. Quel “filo d’erba” citato da Van Gogh aveva portato Hokusai a divenire maestro insuperato della fisiognomica. Nel suo “manuale illustrato sull’uso del colore” Hokusai diceva: "… Dall'età di cinque anni ho la mania di copiare la forma delle cose, e dal mezzo centinaio in poi ho esposto molti disegni, ma non ho dipinto nulla di notevole prima dei settant'anni. A settantatre ho compreso un poco la forma delle erbe e degli alberi, la struttura degli uccelli e degli altri animali, insetti e pesci; perciò a ottanta mi auguro di essere progredito oltre; a novanta di aver carpito il significato segreto delle cose, così che a cento avrò raggiunto il divino mistero e, a centodieci, anche un punto o una linea saranno vivi. Prego chi di voi vivrà abbastanza di verificare queste mie parole."

Scritto da Manji il vecchio pazzo per la pittura all'età di settantaquattro anni
Hokusai


Dunque per questi artisti non esiste certezza di conoscenza e creatività, non esiste se non entra nel cuore e nella mente.

Calza conclude affermando che la “creatività è energia sacra”, può accadere alle volte di percepirla ma non la si trattiene...

bellissimo
Hokusai


Fine

domenica 4 settembre 2011

I VIAGGI DELLA (MARCO) POLO…VOLKSWAGEN - L'ENERGIA SACRA

Al Festival delle Mente di Sarzana bellissima ed entusiasmante la lezione del prof. Calza del quale mi ha affascinata non solo la profonda cultura ma anche lo spessore umano. La lezione dedicata ad estetica e creatività tra Oriente ed Occidente partiva dall’ipotesi di una ricerca del ricongiungimento di un’unità tra mente, psiche, corpo coordinati dalla coscienza.


A seguire sono i miei appunti della lezione del professore. Eventuali errori o inesattezze sono imputabili solo a me stessa.
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L' Asia è stata ciclicamente fonte preziosa di suggerimenti e di antidoti per l’Occidente.

Calza in particolare si sofferma su una corrente del buddismo nata in Cina nel VI secolo poi diffusasi in Giappone ed in Asia conosciuta col nome di Zen. Lo Zen diede origine ad un genere pittorico (a partire dal 600) caratterizzato da inchiostro nero su carta bianca creato da monaci-artisti. In Giappone lo Zen era/è una filosofia ed una corrente religiosa nonchè una disciplina della vita. Forse in parte assimilabile a tale disciplina è quanto avviene nelle esperienze meditative proposte anche in Europa dai monasteri cistercensi.

Art Nuveau e Art Decò sono state influenzate dallo Zen. Gli artisti europei ed americani che si sono avvicinati più di recente allo Zen ne riconobbero l’arte solo in un secondo momento (es. Marden e Keruak). Per loro lo Zen ha rappresentato una possibile soluzione ad istanze soprattutto etiche e solo in parte estetiche. Lo Zen possiede caratteriste che hanno interessato le avanguardie occidentali in particolare nell’ accostare insegnamento rigoroso da un lato senza regole dall’altro, irridente ed iconoclasta delle proprie forme

Lo Zen affonda le proprie origine in un discorso che Buddha ..“non fece”: rimase infatti seduto, tenendo in mano un fiore di loto e non parlò. Un solo suo discepolo ne capì il senso che trasmise a 28 generazioni di patriarchi. Il 28° patriarca fu Bodhidharma: posto in Cina, nel tempio di Shaolin, nel VII secolo è ritenuto l’iniziatore della dottrina Chan o Dhyana, parole che significano meditazione. Pertanto “l’insegnamento segreto” del discorso-non-fatto non era la predica bensì la meditazione; meditazione non rivolta a grandi folle ma trasmessa in un rapporto diretto tra maestro e discepolo.

Secondo la via Zen ognuno ha la natura di Buddha nel senso di “svegliato”. Tale Natura è presente in nuce in tutti noi, ma si può trascorrere l’intera esistenza senza entrarne in contatto.

Per Bodhidharma scopo dell’uomo è la liberazione dalle forme automatiche del pensiero, la capacità di far “azzittire” il pensiero, il suo fluire attraverso l’azione meditativa. L’arte zen, la pittura e calligrafia testimoniano la via dell’artista verso tale consapevolezza.

In Europa un testimone di tale percorso liberatorio è ad esempio il musicista e pittore John Cage. Il suo rapporto con lo Zen è provato dal pezzo musicale che porta il medesimo titolo dei suoi 150 disegni zen: Ryoanji (1983). Ryoanji è il nome del più famoso giardino zen, a Kyoto, e significa “Drago in stato di tranquillità”. Fu progettato - in semplici parole - come processo meditativo ed in maniera analoga Cage determinò le note sul pentagramma della sua piece musicale.

Per facilitare la comprensione di cosa significhi/implichi “azzittire il pensiero”, Calza riporta l’esperienza della neuro anatomista statunitense Gill Bell Taylor. La Taylor nel 1997 a trentasette anni fu colpita da un ictus provocato da una grave anomalia circolatoria tra emisfero sinistro e destro del cervello. L’ictus la privò dell’uso dell’emisfero sinistro che recuperò, in parte, nella successiva rieducazione intrapresa per otto anni assieme alla madre. Da questa dura esperienza uscì il libro dal titolo italiano “ la scoperta del giardino della mente”. Dice la Taylor che nell’emisfero destro. “ non esiste tempo diverso dal presente. Vita, morte, gioia, percezione, espressione di un legame..tutto avviene nel tempo presente… l’adesso è un momento sterminato”. L’empatia la dobbiamo dunque all’emisfero destro, all’emisfero sinistro dobbiamo invece il concetto di tempo. Attraverso i centri del linguaggio dell’emisfero sinistro la mente “ci parla in continuazione”: è il “chiacchericcio cerebrale”. La Taylor narra altresì la profonda pace interiore indotta dalla dominanza della mente destra in quanto l’emisfero sinistro era fuori uso per l’ictus. Dice “mi percepisco non più come solido ma come un fluido fluttuante

I monaci-artisti zen testimoniano visivamente questo percorso di consapevolezza raggiunto ..senza ictus. Per loro pittura e calligrafia sono gli strumenti della meditazione. Poiché l’insegnamento zen si basa su un rapporto diretto tra maestro e discepolo, gli episodi rappresentati sono quelli emblematici della storia del buddhismo chan (un po’ come avviene anche col cristianesimo). Sono soprattutto Bodhidharma e gli episodi della sua vita la fonte d’ispirazione nelle rappresentazioni pittoriche dei monaci-artisti.


Calza mostra un dipinto di Nantembo (1839-1925) opera realizzata a 71 anni. Il quadro rappresenta il 28° patriarca, in particolare il busto è espresso da un tratto più scuro che scende a dissolversi. Gli occhi sembrano quasi quelli di un fumetto, con le due pupille “stupite” nell’orbita sotto una fronte corrugata. La poesia a fianco dice ..”così come il fiore produce spontaneamente l’effetto immediato…”La frase è tratta da un brano cinese dei classici zen: ci si libera dall’attaccamento.




Un'altra immagine ci viene mostrata, sempre di Nantembo. Il titolo è “Vastità aperta. Nulla di sacro” Fa riferimento alla risposta che Bodhidharma diede all’imperatore cinese Wu. L’immagine è visibile: http://zenpaintings.com/artist-nantembo.htm
L'imperatore Wu del Liang chiese al grande maestro Bodhidharma: "Qual è il significato supremo delle sante verità?".
Bodhidharma disse: "Vuote e senza santità".
L'imperatore disse: "Chi mi sta di fronte rispondendomi così?".
Bodhidharma risposte: "Non lo so".

Il significato del nome Bodhidharma è “legge del risveglio”. Nell’iconografia popolare giapponese è quasi sempre rappresentato in busto o come una bambola portafortuna rossa senza gambe. Questo perché dopo avere risposto all’imperatore si ritirò per nove anni a meditare in una grotta..va da sé che perse l’uso delle gambe.


Calza mostra due dipinti del monaco-artista Fugai Ekun (1568-1654). La prima opera rappresenta Bodhidharma che attraversa il fiume per recarsi alla meditazione dei nove anni. Mostra quindi un ritratto rappresentato in modo “esotico” nel senso che ha lunghi lobi, naso aquilino ed è molto peloso, tutte caratteristiche somatiche che né cinesi né giapponesi posseggono.



Segue Hakuin Ekaku (1685-1768) che fu anche riformatore religioso Zen. L’opera presentata si chiama: “ ciechi che attraversano il ponte”. Metafora della conoscenza. Ciechi su un ponte sopra un abisso, l’uomo è cieco ed addormentato sulla conoscienza.




Hakuin Ekaku giunto agli ottanta anni comincia a disegnare grande calligrafia. Il carattere “morte” in primo piano e a destra la scritta “chi vi penetra con lo sguardo è un grande”.


Quello grande a destra è il carattere morire “si” in cinese.

Altro esempio di fusione di mente, emozione, corpo coscienza, è lo schizzo di Gibon Sengai (1750-1837) che rappresenta un salice che si piega al vento. La frase accanto dice: “ anche con venti non graditi, il salice”. La pazienza, ovvero la pazienza la si medita anche in condizioni non favorevoli.


Infine propone un ENSO. Lo Enso è il simbolo per eccellenza dello Zen, è il simbolo del vuoto ed è tracciato con un solo segno di pennello. Propone il disegno di Isshi Bunshu (1604-1646) intitolato “Dharma rosso nell’enso”. Enso ha un significato che non conosciamo. Si dice che i grandi maestri Zen del VI sec. lo facessero come gesto libero tracciato nell’aria. E’ stato anche interpretato come il sorgere della luna piena. All’interno dell’enso è il Bodhidharma, rappresentato di schiena che medita. Il Bodhidharma di questo dipinto è stato realizzato con tre tratti di pennello.




(...continua)

Shanghai e l'expò

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Il lato est del Bund ..che notte magica