Cinguettii

Cinguettii
l'altra faccia della modernità

Auguri Anno della Scimmia

Auguri Anno della Scimmia
Auguri Anno della Scimmia

Del vedere il mondo

"C'è un'enorme differenza tra il vedere una cosa senza la matita in mano ed il vederla disegnandola"
Paul Valery



Qui troverete tanta Cina, disegno, letteratura di viaggio..se volete suggerirmi spunti, link, luoghi siete i benvenuti..


mercoledì 5 settembre 2012

I VIAGGI DELLA (MARCO) POLO ...WOLKSWAGEN : dagli Appennini alle Ande..da Fano al Reno di ritorno dal Festival Disegni Diversi

Il faro di Fano

L'ingresso al porto


Io ci sono stata alla prima edizione di Disegni Diversi a Fano lo scorso week end! Lo sketchcrawl per la città m'è piaciuto moltissimo. A Fano non ero mai stata per cui ho trascorso due giorni assai piacevoli.

Arco di Augusto la partenza

Un grande grazie anche alle ns accompagnatrici Giorgia e Caterina che ci hanno aiutato a saperne di più specie del .."moretto" (slurp) un particolare caffè




Marta la vincitrice del concorso e Caterina. Tardo pomeriggio a goderci una buona birra sedute da Bardan in Piazza

Il ritorno è stato un grande viaggio per quell''Italia Bellissima nella quale ci dimentichiamo di vivere, quotidianamente immersi ed attorniati da capannoni, mercatoni, strade e località tutte uguali nel loro squallido cemento veloce..."homo consumatoris"

E così a bordo della mia fedelissima ( Marco) Polo Wolkswagen, autostrada solo fino a Rimini e poi verso sud per Novafeltria dove abbiamo decisamente svoltato ad  ovest. Da lì è stato un continuo susseguirsi di su e giù per valli, ogni volta diverse. Prima S.Marino, vista da una prospettiva altra: confermo che il Titano da lontano ha proprio quella forma lì che conosciamo...ma sopratutto quante montagne "puntute" ha questo staterello. A seguire boschi a non finire, magnifici, che lasciano poi il posto ai pascoli per la regina, lei, la razza "romagnola". Peccato essere passata all'ora di pranzo  perchè della carne buona l'avrei acquistata volentieri.
Per tutto il giorno l'auto ha filato liscia per le curve ed i tornanti vuoti di questo pezzo d'Italia. Guidare in queste condizioni è un vero piacere...che libertà!
Piccoli paesi quelli che abbiamo attraversato: Sant'Agata Feltria (dove c'è una pescheria che è una favola di dolcezza espressiva), Civitella di Romagna, Ranchio, Rocca San Ciasciano fino a Brisighella. Qui breve sosta per un disegnetto sui magnifici calanchi dietro i quali si intravedevano, bellissimi, i vigneti.


E infine da Riolo a Imola per una piccola comunale che ho scoperto essere la "via del sangiovese". Un paesaggio incantevole. Una sosta alla cantina "I CASINI " dove il proprietario non ha potuto trattenersi dal mostrarci le sue vigne...e davvero l'orgoglio per tanta bellezza e  per i tanti sforzi è MERITATISSIMO. Che grappoli magnifici...peccato non avere avuto tempo per disegnarli

Tornerò da lui, per comprare il sangiovese nuovo..e magari per disegnare i colori delle vigne in autunno.

domenica 26 agosto 2012

EDIPO RE di Sofocle - Gruppo Archivio Zeta

Finalmente ieri mi sono decisa. Sono risalita lungo la bellissima Valle del Santerno (SP 610), sfuggendo un poco all'afa tremenda che attanagliava la pianura. Là sarà più fresco, mi sono detta.
Una location particolare per una delle più note fra le tragedie greche: L'Edipo Re. A rappresentarla il gruppo indipendente Archivio Zeta. Sono stati una graditissima e piacevole sorpresa! Sono l'espressione di quel grande talento nascosto che vive nella grande passione dei suoi interpreti. Meriterebbero certamente maggiore visibilità.

Ecco la recensione dell'altra tragedia Le Eumenidi (che a questo punto andrò sicuramente a vedere nella location del Passo della Futa) nel loro repertorio di quest'anno.

http://boblog.corrieredibologna.corriere.it/2012/08/08/tragedia-al-cimitero-militare-germanico-viaggi-teatrali-estivi-6-passo-della-futa/

Dell'Edipo Re nulla dico. I fatti narrati sono certamente noti ai più, sia che si disponga di un background classico o meno. La vera novità sono loro, il gruppo: mi sono piaciuti moltissimo in particolare gli interpreti di Edipo e di Giocasta/Tiresia. Hanno saputo ricreare davvero solo con il loro talento il grande pathos della tragedia, con tanto di catarsi finale. I Francesi direbbero a questo punto "chapeau"e probabilmente se fossimo in Francia Archivio Zeta non sarebbe un fenomeno nascosto, bensì "un fenomeno"..
Ecco cosa dicono di se stessi.
"Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni sono autori e produttori indipendenti di lavoro culturale. Vivono sui monti dell’Appennino tosco-emiliano. Hanno studiato e lavorato con Luca Ronconi, Marisa Fabbri, Danièle Huillet, Jean-Marie Straub, Paolo Benvenuti.

Perseguono ostinatamente, malgrado tutto, un Teatro di Parola."

http://www.archiviozeta.eu/

Tra le attività collaterali non manca l'agriturismo Brenzone che offre sia vitto che ospitalità in una valle verdeggiante e fresca...cosa non da poco di questi tempi...
http://www.agriturismovenatoriobrenzone.it/

mercoledì 15 agosto 2012

I castagni centenari di Poranceto

Oggi sono scappata dalla pianura verso l'appennino. C'era una podistica a Baigno ed ho sentito l'indicibile nostalgia di tornare a correre nei boschi. La corsa transitava per un bellissimo bosco di castagni centenari, dalle forme più strane. Mentre correvo ho pensato che avrei voluto disegnarli quei tronchi così ci sono tornata subito dopo.



E poi la siccità che brucia i campi, il verde, l'acqua mi ha spinta a cercare rifugio all'ombra di questi "barbalberi" che, ho pensato, ne devono avere viste delle belle in questi secoli.



Nel cuore avevo ancora la tristezza per la distruzione della valle vicino a Castiglione dei Pepoli, là dove si sta sbancando un mondo per costruire la variante di valico. Ho pensato ai No TAV e, sapendo come vanno le cose in questo nostro paese, non ho potuto non sentirmi vicina a loro.

domenica 5 agosto 2012

Luglio pechinese

Un mese intero a Pechino. M'è sembrato quasi d'essere tornata a casa. Un mese a studiare alla summer school presso una delle università della capitale: la Beijing People's University, o Renmin Daxue. La summer school era ben organizzata: ampia informazione, ampio supporto, grande disponibilità, professori disponibili (almeno per i corsi che ho seguito io). L'Università si trova nel distretto universitario di Haidian a nord-ovest della città. Un tempo la zona delle università era considerata fuori città, circondata da campagna. Ora ovunque sono solo grattacieli ed una sconfinata e-town. La città come sempre mi ha stupita: rispetto alla mia ultima visita durante gli scorsi giochi olimpici, è nuovamente cambiata.Si è espansa ancora di più.I cantieri sono ovunque. Non l'ho riconosciuta più.
Il tempo lì pare correre ancora più velocemente.

Purtroppo questa volta ho colto anche qualche segnale che mi ha disturbata. Una marcata svolta conservatrice, chiaramente percepibile ad esempio passeggiando nelle librerie: sono tornati i libri su Mao e su quella epoca. Non come espressione vintage, però. Sono riapparsi anche i ritratti del Grande Timoniere in precedenza solo mero oggetto commerciale. Piazza Tian Anmen è blindata e piena zeppa in modo impensabile di telecamere e polizia. Anche io che amo tanto questo paese non ho potuto non pensare che questo significa "temere la piazza".

Ed in effetti è presente una società civile molto più aperta, sopratutto curiosa che comincia a voler dire la sua...E poi sono incappata in questa "12a Rassegna Nazionale di Arte Militare" che si tiene allo splendido Museo di Belle Arti. Una esposizione di artisti militari, tutti premiati nelle varie regioni/province della Cina. Il Meishuguan di Pechino offre sempre mostre interessanti, mi piace passarci ogni volta che sono nella capitale. Non ho visto le passate edizioni di questa rassegna tanto particolare, dunque non posso fare un raffronto; certo è che le opere raccolte ed esposte dicono di più che non mille analisi politiche..qui alcuni particolari delle opere degli artisti cinesi.

Museo di Belle Arti. 12a rassegna di arte militare. Particolare .
Queste opere mi hanno inquietata moltissimo...giudicate voi..

Particolare di opera di artista cinese esposto al Meishuguan

Opera di artista cinese esposta al Meishuguan


Particolare di opera esposta al Meishuguan. ..Anche il cane sembra cattivo..


Particolare di opera di artista cinese esposto al Meishuguan.
Troppa auto-celebrazione del potere e grande retorica sulla forza militare

In contro-tendenza io sono stata a studiare calligrafia. In Cina arte assoluta, vero concentrato della cultura cinese. Non avevo mai osato avvicinarmi a quest'arte perchè mi incuteva un certo timore, troppo ostica ed incomprensibile mi pareva. Questo fino a che la lettura del libro di Fabienne Verdier Passeggera del Silenzio, non ha frantumato le mie esitazioni. Un libro meraviglioso. Lei ha studiato calligrafia per 10 anni in una Università di Chongqing, partire dagli anni '80, quando la Cina era "un altro mondo".

Il ns professore di calligrafia Master Zheng Xiaohua, rinomato maestro calligrafo, ha saputo con vulcanica creatività, da vero artista, appassionarci alla materia. A lui un grande plauso per questa capacità. La ns classe: assolutamente cosmopolita raggruppava messicani, finlandesi, canadesi, costaricani, francesi, tedeschi e poi io, certo la decana di questo gruppo di giovani che si affacciavano per la prima volta alla Cina.

Il professore ci ha guidati anche a sperimentare l'uso della calligrafia: siamo andati i trasferta (5 giorni) nella regione del Gansu ( 2 ore di aereo e 5 di pulman verso ovest).
http://community.travelchinaguide.com/review2.asp?i=1670
Fortunatamente (per noi) la trasferta è coincisa con il grande nubifragio che ha colpito la capitale il 21 luglio provocando 77 morti. La parte più colpita è nel distretto sud a Fanshan dove eravamo stati a visitare una delle fabbriche di inchiostro Yidege...Putroppo non so se siano stati colpiti anche loro..mi auguro di no.

Noi invece tra le montagne Kongtong (nel distretto di Pingliang), concentrato di templi taoisti, abbiamo provato ad esprimere le ns sensazioni ed emozioni elaborando quartine poetiche (in cinese si chiamano chengyu), naturalmente con l'aiuto dei ns maestri cinesi.


Tutti assieme abbiamo scritto uno scroll lungo 30 metri! Bellissima esperienza..grazie prof.

Eccoci con il ns lavoro

Il carattere FU scritto in clerical style

L'aula a Pechino. Appesi alle pareti i ns esercizi

Via il pennello scivola sulla carta "xuanzhi"

Il lavoro di un compagno di classe. Small seal style

Questo invece è il maestro che appone il suo sigillo. A proposito la calligrafia si legge da destra a sinistra

In tutto questo siamo stati seguiti da China Central Television (CCTV) che ci ha filmati durante tutto il tempo, in una sorta di "isola dei famosi..in montagna". Sono curiosa di vedere l'uso e/o il tipo di presentazione che ne verrà fatto.Dovremo aspettare un paio di mesi, sembra, per il montaggio di tutta la pellicola.

Ecco qualche disegnetto che ho trovato il tempo di fare. Non ne ho avuto molto in realtà perchè i corsi di cinese che seguivo (2) richiedevano anche di fare i compiti

In cima a Kongtong mountain.Un momentino di solitudine (si fa per dire in Cina) per disegnare

L'ingresso del ns ostello/rifugio. La notte silenzio, lanterne rosse accese,..magnifico

In areo verso Xian. Ritardo di 2 ore. A bordo nulla da fare: disegno da una foto sulla rivista della compagnia

Ingresso a Yidege  il più importante produttore di inchiostro da calligrafia. Il proprietario è un collezionista d'arte

Sempre da una rivista. Kungqu opera

Anziani in una casa da te...

L'interno del Campus cafè presso la People's University. Andavo a bermi un espresso (ben fatto) quando ero in astinenza.Tanti come me dentro a studiare. In alto ad osservarci ombrelli cinesi

martedì 26 giugno 2012

NEL REGNO DI MR WANG

 un breve racconto....

Mi accadde, un tempo, di visitare il Regno di Mr Wang. Lui era un ometto assai basso di statura, che la natura non aveva certo favorito dal momento che era pure storpio: il destino lo aveva costretto a guardare il mondo e le persone sempre dal basso. Avanzava poggiandosi su sgangherate stampelle in legno, trascinando la gamba più corta da cui penzolava un piede deforme incapace di toccare terra. Nemmeno le fattezze del viso erano gradevoli, contornate da capelli ispidi, ovviamente neri, poco curati e privi di un taglio, che scendevano sul collo della camicia, visibilmente sporco così come lo erano i polsi. Piroettando di 180° su una stampella ti invitava a seguirlo dentro una stanza polverosa alle cui pareti erano accatastati mucchi di tappeti: due assistenti sfilavano quelli da guardare, aprendoli in una nuvola di polvere. E fu quando la nuvola svanì che vidi emergere un mondo di blu, di gialli, di rossi, di ocra, mappe fantastiche sulle quali disegni geometrici, melograni, peonie, animali mitici e artigli dragoneschi attizzavano la mia immaginazione: il blu dei mongoli rifletteva i loro cieli. Il giallo brillante rimandava a corti imperiali. Ogni disegno, ogni colore o tipo di lana o numero di nodi aveva una storia da raccontare. Cominciai a trascorrere i pomeriggi da Mr Wang, seduta su un tappeto, a gambe incrociate, così che i nostri occhi erano alla stessa altezza. Quando arrivò il tempo di partire, volle farmi un dono. Era un piccolo tappeto dallo sfondo color ocra nel quale un dragone blu si affiancava ad una fenice. Le sue storie mi avevano insegnato i percorsi del suo cuore. Col dragone e la fenice mi augurava tanta armonia. 


 (riproduzione riservata)

 

mercoledì 6 giugno 2012

IL PIROSCAFO

Un raccontino che ho scritto..forse ci farò anche qualche disegno
------------------------------


La giovane donna spinge la porta ed entra decisa. Le hanno detto che in quella galleria d’arte sono specializzati proprio in netsuke in avorio.

“Buongiorno come posso aiutarla?” la gallerista la accoglie, con voce tremante ed un sorriso caldo. Sulle labbra ha un velo di rossetto, leggero come il trucco sugli occhi. Pur molto vecchia è ancora longilinea ed i lunghi capelli bianchi sono raccolti in un elegante chignon, che lascia visibili sul collo bellissimi pendenti in oro.

- “Salve. Sto cercando un netsuke giapponese in avorio. Però non è uno qualunque. E’ un pezzo che è appartenuto alla collezione di un parente: per me è speciale. Sa, lui visse e credo sia morto anche, in Cina ma era nato proprio in queste zone. Non so, magari lei mi può aiutare?”
-“ Mi può descrivere il pezzo?”
La giovane allora estrae dalla cartellina che ha con sé un pacchetto di foto ingiallite e le sparpaglia sul tavolo a fianco della cassa.
-“Posso fare di meglio”- ribatte-“ guardi ho qui una vecchia foto, non è molto dettagliata ma i contorni dell’oggetto si individuano bene”. Poi comincia a sfogliare sicura le foto in cerca di quella giusta.

Uno stupore visibile si stampa allora negli occhi e muove il volto della gallerista mentre studia la giovane. Con lo sguardo che corre dalle foto alla donna, d’un tratto allunga il braccio e le posa la mano sul polso:
-“Aspetti per favore, mi faccia vedere quella”.
-“ Questa? Ma è un porto…”

L’immagine è molto piccola e il colore seppia in alcuni punti è assai sbiadito.

-“ Lo vede quel piroscafo?” - esclama - “quanto era elegante. E’ il Conte Rosso. Ce lo invidiava tutto il mondo per quelle sue forme raffinate. Ma chi le ha dato queste fotografie?” la incalza turbata.
- “Sono le foto che quel parente metteva nelle lettere che scriveva da Pechino ai suoi genitori, che erano poi i miei bisnonni. Sa, ci abito anche io a Pechino da qualche anno e così ne sono diventata la custode naturale” sorride allungando alla gallerista il proprio biglietto da visita scritto in cinese e italiano.

- “E lei come mai conosce il Conte Rosso? Dal suo stupore si direbbe importante. Non mi dica che ci ha viaggiato?”
- “Ah ragazza mia, che domande mi fa! Sono anni che non me le fa più nessuno”. “E’ importante..?” si perde poi in un borbottio.
- “Dunque?”
- “E’ sposata ragazza mia?”
- “Si, certo”.

- “ Quando io mi sposai ero poco più che bambina. Cominciò tutto proprio dopo nozze, quando ci accompagnarono a Venezia. Pensi che io non ci ero mai stata prima di allora ma non andammo per la nostra luna di miele. Dovevamo imbarcarci e fu proprio sul Conte Rosso” aggiunge picchiettando l’indice nodoso sulla foto- “ quel piroscafo faceva servizio sulla linea Venezia Shanghai, per il Lloyd Triestino, mi pare”.

- “ Mio marito” – prosegue – “era stato appena nominato medico della legazione di Pechino, perciò dovemmo partire. Che viaggio straordinario fu“.
La giovane donna improvvisamente ammutolita, lo sguardo pietrificato, scruta esterrefatta l’anziana.

- “Le dirò un fatto che non conosce” esclama la gallerista fissandola complice - “quando il Conte Rosso arrivò a Shanghai, mio marito sbarcò prima di me, per sbrigare le pratiche doganali, così mi disse. Risalì a bordo solo diverse ore più tardi in compagnia dei facchini; fece sbarcare i bauli e poi mi accompagnò sul ponte di prima classe dal quale si dominava il porto sul fiume Huangpu. Poi, a quel punto, mi diede un piccolo involto e mi baciò”.

- “E che conteneva?” quasi sussurra la giovane.

- “Un netsuke in avorio. Lo aveva comprato per me durante quelle ore a terra. Credo sia il pezzo che cerca”.

(riproduzione riservata)

sabato 12 maggio 2012

FUORI DAL CAPITALE, FUORI DAL POTERE, FUORI DALLA POLITICA..DOVE ALLORA..?

TRANSEUROPA FESTIVAL - SPAZI ALTERNATIVI PER L'ARTE, TRA EUROPA E CINA
http://transeuropafestival.eu/


“Un atelier teatrale che si apre agli altri, alla moltiplicazione dell’individuo” esordisce così con un bel sorriso aperto e curioso la direttrice dello spazio teatrale dove si è svolto ieri un incontro molto interessante. “Spazi alternativi per l’arte tra Europa e Cina”: il tema è stimolante, la modalità altrettanto. La location è un suggestivo spazio teatrale dai fondali neri, ruvidi cordami, quasi gomene, fissano alle pareti le quinte, proiettori incombono sulla scena, due file di sedie si fronteggiano. Da un lato la parte cinese con l’organizzazione italiana, dall’altro il pubblico, noi. Fra i due, sul pavimento nero, risaltano i “cuscini rossi dell’avvicinamento”.


Rappresenta lo spazio del dialogo, della riflessione su come muoversi, in ambito rigorosamente urbano, con modalità indipendenti, diverse dalle politiche abituali. Lo spazio dell’alternativa e della sperimentazione sociale. Che ci faccio io qui in questo luogo tanto alternativo, mi son chiesta. Che ho io da spartire, io così inquadrata, con tanta innovazione? Nulla, a dire la verità! Mi ci han trascinata lì la curiosità per la commistione tra Europa, il mio agar culturale, e la Cina, oltre alla parola arte. Con mio grande stupore ho trovato questa discussione ed il confronto molto interessanti, ho toccato con mano un laboratorio di sperimentazione su come concepire la relazione e la dinamica sociale. Questo festival ha in agenda altre “novità” (almeno per me) come quella dei cosiddetti “beni comuni”. Alla base c’è l’idea di riflettere su modi per superare lo spossessamento dell’individuo e della socialità, effetto della dominante ideologia del consumo. Quanto sono intriganti questi ragazzi, mi sono detta, anche se ho provato l’imbarazzo nascosto di rappresentare un elefante.
Il tema trattato è quello dello spazio in Cina: spazio pubblico, spazio alternativo.

Gli interpreti cinesi, assolutamente alternativi, sono la signora You Mi, i sig.ri Mao Yongfang, Zhou Xiaohu, Ni Kun. Le zone di provenienza sono Pechino, Shanghai, Chongqing, la regione del Zhejiang.


Con l’aiuto della brava e paziente interprete Ornella, i protagonisti ci hanno fatto entrare nei loro spazi di sperimentazione. Si parte con Chongqing la megalopoli del Sichuan da 30 mln di abitanti, salita di recente alle cronache per le vicende dell’esautoramento di Bo Xilai e della moglie. Ni Kun dice che la città è un deserto culturale. Una parola forte ma bisogna conoscerla questa realtà cinese, in corsa senza ritegno dal socialismo-di-mercato al consumismo sfrenato.
http://sites.google.com/site/saesinoeurope/umbrella

http://www.artribune.com/tag/ni-kun/
A Chongqing questi ragazzi si sono costituiti nel collettivo Organ House ed hanno messo in piedi un Festival che ha il suo centro nella discussione, nel dialogo fatto di interviste alle persone comuni. Il dato comune di questi cinesi è l’identificazione dell’Arte con il dialogo, l’Arte ha un marcato carattere di socialità. Dialogare, scambiarsi idee, percepire le sensazioni altrui, sperimentare l’emozione del pensiero che esce dai confini dell’individuo e diventa relazione, cogliere quelle parole che tratteggiano l’impatto della trasformazione sulle vite umane: questo è Arte.


A Pechino un’esperienza analoga viene portata avanti da Ma Yongfang e dal suo collettivo Forget Art. Già il nome è un programma.
http://www.forgetart.org/

Racconta Ma che a Pechino gli spazi artistici sono troppi e Forget Art vuole focalizzarsi su spazi particolari. L’arte si trasforma in incontri di dialogo nei parchi, templi, fabbriche. Il collettivo conduce interviste ad esempio con il personale della fabbrica francese Bernard Controls, appena fuori la capitale, dove hanno condotto un laboratorio. Il collettivo interagisce con gli operai, con il management, con gli impiegati. Ci mostra alcune foto: ecco un’operaia che “pensa ad un raggio di sole fermatosi un attimo sulla propria pelle”. Questo frammento di pensiero si trasforma in una sorta di slogan, scandito all’interno dello stabilimento in grandi caratteri. In questo agire personalmente, avverto una linea di prosecuzione con l’uso dello slogan politico sul luogo di lavoro degli anni ‘60. Qui però lo slogan è sostituito dall’emozione che, nel momento in cui emerge, cozza con le logiche produttive. Per qualcuno della fabbrica “l'azione è prodotto” forse anche “il pensiero è prodotto”: questi caratteri campeggiano allora in un reparto. Anche un manager è intervistato e subito condensato nel suo “relationship is efficiency” mentre un’impiegata sorride sotto le parole “la comunicazione è un fiume”. Agli operai si è domandato anche di commentare le parole: “lealtà, esperienza, innovazione, relazione, dedizione”. L’operazione mi pare vicina ai processi usati nelle attività di team building aziendale. L’esperimento di Ma prosegue con giochi linguistici per cui “ invest in confidence” si trasforma “invest in contraddiction”. Nella fabbrica che produce strumenti di misura energetica, il gioco storpia la logica di “energy under control” nella provocazione di “sensibility under control”. Gli operai sorridono divertiti a questo esperimento.
http://www.forgetart.org/?p=218
intervista a Ma Yongfeng

Mi sono chiesta cosa direi io se potessi partecipare ad un laboratorio e venissi intervistata. Credo che vorrei sopratutto uno spazio non urbano.Il primo spossessamento è quello dalla terra, dalla naturalità. E' un pezzo di mondo, è la prima relazione annullata dagli attuali processi produttivi. Non c'è più contatto col territorio.Territorio adesso significa solo sviluppo immobiliare, anche per la politica. I ns nonni che erano agricoltori  vivevano in simbiosi  curando e tutelando il territorio e da qui nasceva socialità. Questo dialogo vorrei recuperare. Poi vorrei recuperare la memoria. In particolare in Cina dove gli anziani sono una memoria storica in via di estinzione. Sono stati fagocitati dalla traformazione, bastonati dalla "privatizzazione", perchè i vecchi non interessano nessuno. Vorrei creare un network per recuperare le loro storie e perchè no anche le nostre in Europa.

Quello che hanno illustrato i ragazzi cinesi a me pare una sperimentazione con “caratteristiche cinesi”, in primis per il grande rilievo della socialità, della relazione, dell’uso della parola, un sorta di “neo-confucianesimo high-tech”. Una signora del pubblico pone una domanda molto sensata circa l’esistenza o meno di un rapporto causa-effetto che leghi le caratteristiche della scrittura cinese alle modalità dell’arte cinese. Ornella, l’interprete, sorride quando risponde che il tema è centrale all’arte cinese. Poi forse avremmo gustato meglio l’incontro se qualcuno avesse infierito meno nel porre domande intraducibili in cinese, talmente cervellotiche che nemmeno io ho capito che cosa si volesse chiedere.

I ragazzi cinesi raccontano che non sono interessati alla politica tradizionale, non vogliono contrastarla. Vorrebbero che l’arte servisse a fare vivere meglio le persone. Lo scenario nella visione futura di Ma Yongfang è quello di una via alternativa, fuori del capitale, fuori del potere, fuori della politica. Per lui le società si svilupperanno in gruppi sociali, ovvero conglomerati di persone con interessi comuni (e non si può non pensare facebook) indipendentemente dalle forme statuali, dalle ideologie come comunismo, socialismo o capitalismo ..parole che per la gente non hanno più senso.

Per tutti questi ragazzi l’auspicio è per un futuro caratterizzato da reti di resistenza per sfuggire l’isolamento e la privatizzazione dell’essere. Qualche tempo fa la leader di un gruppo di poetesse aveva coniato la formula "resistenza creativa". Queste parole pronunciate da uno spettatore mi hanno ancora una volta profondamente colpita, facendomi riflettere su una realtà assai evidente. Dall’altra il mio mondo lavorativo e professionale sono esattamente l’antitesi di questa promessa di futuro…ma il futuro lo facciamo noi.

Shanghai e l'expò

Shanghai e l'expò
Il lato est del Bund ..che notte magica